IV-  Il Meridione negli anni della Sinistra

        IV . 3 – Nord e Sud nell’analisi di Nitti

Una delle misure  di più grande rilievo adottata dal governo dopo il 1861 fu l’unificazione del debito pubblico, con il riconoscimento dei debiti contratti dagli antichi stati e il pagamento dei relativi interessi ai sottoscrittori.

Riguardo a ciò, il Nitti osservò che, mentre il Regno delle Due Sicilie presentò un debito di circa 35 milioni, il Piemonte, molto più piccolo per superficie e per popolazione, sia per le spese di guerra che per gli investimenti pubblici del Cavour, ne aveva circa 61 milioni di lire, ovvero aveva un debito che, calcolato pro-capite, era circa quattro volte maggiore di quello del Regno delle Due Sicilie; inoltre, il 65% di tutta la moneta circolante in Italia era del Sud e, in pochi anni, in conseguenza delle nuove imposte e della vendita dei beni demaniali ed ecclesiastici, emigrò a Nord e fu impiegata per lavori pubblici nel Settentrione.

Per quanto concerne poi i nuovi ordinamenti fiscali che l’unificazione aveva costretto ad emanare e che al Meridione suscitavano spavento –  come si può leggere sui giornali napoletani di quel tempo – mentre nel Piemonte, in Liguria e in Lombardia  il carico tributario veniva alleggerito, il Nitti attraverso cifre ufficiali provò che tra il 1862 e il 1897 il Meridione, in rapporto alle sue modeste capacità, diede allo Stato un contributo d’imposte e tasse nettamente superiore a quello del Nord.

Possedendo il 27% della ricchezza, pagava infatti il 32% delle imposte, ovvero pagava il terzo dei tributi (700 milioni su circa 2 miliardi).

Di fronte a simili dati, il Nitti faceva appello all’azione consapevole dello Stato Unitario, su un piano generale di politica economica e finanziaria e su un piano specifico di interventi determinati, quale fattore decisivo per una ripresa del Mezzogiorno e per il miglioramento delle sue condizioni.

Il Nitti fu, in conclusione, strenuo sostenitore, sin dai primi del Novecento, dello sviluppo industriale del Mezzogiorno come la sola strada per la modernizzazione della società meridionale. Per la forza con cui sostenne tale tesi, Nitti può essere considerato – come scrive il De Rosa – un lucido anticipatore della politica meridionalistica basata sulla promozione industriale del Sud, poi attuata nel secondo dopoguerra.