IV-  Il Meridione negli anni della Sinistra

       IV . 2–   La Politica Protezionistica e
      le conseguenze sulla “Questione Meridionale”

Dopo l’avvento della Sinistra al potere, si manifestarono i primi sintomi di un nuovo corso economico, allorché nel 1878 le pressioni degli industriali tessili e meccanici del Nord riuscirono ad ottenere dal governo tariffe protezionistiche sui prodotti siderurgici e tessili e sui cereali. Dal ’78 si posero, infatti, dazi, per esempio sulla seta.

Ambendo a far progredire l’economia italiana, perché raggiungesse il livello produttivo dei paesi più evoluti, i ceti dirigenti avevano cominciato a guardare con interesse ai metodi di intervento statale e di protezionismo doganale, che, in pochi decenni, avevano fatto della Germania del Bismarck una grande potenza economica. Per questo, l’economia, con l’avvento della Sinistra al potere, trovò modo di trasformarsi, tramite l’intervento diretto dello Stato , sotto il segno del protezionismo e di una politica di prestigio internazionale.

Decisiva per l’affermazione del nuovo indirizzo fu una grave depressione dell’agricoltura, le cui dimensioni furono evidenziate dall’inchiesta parlamentare promossa dal Depretis nel 1877 e affidata a Stefano Jacini e ad Agostino Bertani, ma resa pubblica solo nel 1884. Quell’inchiesta  individuò  i mali dell’agricoltura italiana soprattutto : 1) in una eccessiva estensione del latifondo, rimasto sempre più scarsamente sfruttato dai proprietari; 2) in un peso fiscale esagerato ai danni soprattutto dei piccoli possidenti; 3) nell’arretratezza delle tecniche e dei sistemi di produzione. L’inchiesta, inoltre, aveva messo a nudo le disperate condizioni di vita dei braccianti agricoli e dei contadini, esposti a malattie di ogni genere, per la sottoalimentazione e la mancanza di igiene in cui erano costretti a vivere. Bisognava, dunque, diminuire le tasse sull’agricoltura, in vista di un maggiore risparmio da utilizzare in qualificati investimenti produttivi.

Già verso il 1880, la crisi del settore agricolo si manifestò, come riflesso del forte ribasso subito dai prezzi della canapa e dei grani russi e d’oltre oceano, sui prezzi agricoli dei prodotti italiani, soprattutto cerealicoli e fu aggravata dalla politica economica della Cina e del Giappone che in quegli anni avevano cominciato ad invadere i mercati europei e quindi anche quelli italiani con bozzoli e seta naturale di ottima qualità e a prezzi molto più convenienti di quelli dei prodotti locali.

A tutto ciò seguirono le proteste degli agricoltori e degli industriali tessili, che chiesero al governo una più decisa protezione. Comunque, solo fra il 1886 e il 1887, si determinò un reale capovolgimento dell’indirizzo libero-scambista, allorché il governo decise finalmente di proteggere i prodotti nazionali ed, elevando una barriera doganale, rese non convenienti l’importazione e il consumo dei prodotti stranieri.

Il protezionismo della Sinistra, però, se da una parte incrementò l’affermazione delle industrie nazionali, eliminando la concorrenza straniera, dall’altra parte comportò il crollo di quello che in realtà era il settore più dinamico dell’economia meridionale: quello delle colture specializzate (viti, agrumi, olive). Infatti, con la “guerra doganale” (1888-1892) disputata con la Francia, vennero drasticamente ridotte le esportazioni; perciò, anche questa “guerra”, causata dal Crispi, si ripercosse a danno soprattutto del Meridione che in essa esportava la gran parte dei suoi prodotti.

Queste coltivazioni poi erano legate soprattutto alla piccola e media proprietà, che non avendo i capitali necessari alle conversioni di coltura, non riuscì a reggere alla crisi.

L’Italia, che fra il 1881 e il 1887 aveva esportato per una media di 444 milioni l’anno, vide ridursi dopo il 1889 la sua esportazione ad una media di 165 milioni annui con una perdita del 63%.

La politica protezionistica della Sinistra ebbe perciò conseguenze catastrofiche per il Meridione e per tutta la Penisola, determinando il crollo dei prezzi (a causa  dell’enorme  quantità di prodotti rimasti invenduti) e una differenza in negativo di centinaia di milioni nella bilancia dei pagamenti.