III.-  Il Brigantaggio

Dopo l’impresa garibaldina, che aveva suscitato vasti consensi popolari anche nel Mezzogiorno continentale, la rapida restaurazione del blocco d’ordine e le azioni militari a difesa della proprietà fecero rapidamente divampare la lotta contadina armata e dilagare il cosiddetto “Brigantaggio”.

Il termine “Brigantaggio” fu usato per la prima volta proprio dalla classe dirigente del tempo, per accreditare la tesi che si trattasse di una manifestazione di criminalità comune. Anche se il Brigantaggio fu il prodotto di molti fattori (quali l’esistenza di bande armate, rimaste fedeli ai Borboni, l’avversione di molta parte del clero al nuovo stato Liberale, la presenza di nuclei di sbandati e di delinquenti comuni, che vivevano  alla macchia, taglieggiando e depredando – attivi prima dell’unificazione -, ecc.) non vi è dubbio che la base sociale che permise al brigantaggio di sopravvivere così a lungo fu l’endemica rivolta contro lo stato, vecchio e nuovo, dalle popolazioni contadine, miserabili e sfruttate. Il brigantaggio, insomma, fu la spia di un fenomeno ben profondo e complesso, che riguardava l’estraneità delle classi contadine, e di quelle meridionali in particolare, al moto risorgimentale. Tale estraneità affondava le proprie radici nel fatto che, nei programmi delle forze politiche del nuovo stato, i grandi bisogni delle masse povere delle campagne non avevano trovato nessuna risposta. Rispondere, infatti, avrebbe significato, per lo stato, affrontare la questione della terra, cioè garantire ai ceti contadini l’accesso alla proprietà. In realtà, gli uomini che avevano diretto il Risorgimento nazionale erano in prevalenza grandi proprietari fondiari, ostili, per interessi e condizione sociale, a promuovere quella riforma agraria che avrebbe avvicinato le masse rurali al nuovo stato. A questi bisogni rimasero sostanzialmente sordi anche i democratici, tra i quali le idee di Ferrari e Pisacane avevano raccolto molte adesioni (prova ne è stato l’episodio di Bronte).

Il Brigantaggio, quindi, si manifestò come sollevazione del Mezzogiorno rurale contro il nuovo stato. Grandi e piccole bande, per cinque anni (1861 – 1865) imperversarono in tutto il Mezzogiorno continentale, fomentando uno scontro che assunse i connotati di una vera e propria guerra civile, nei confronti della quale lo stato non seppe trovare altra soluzione che quella della repressione militare e dello stato di assedio.

Fu quindi inevitabile, all’indomani dell’Unità, la manifesta differenza fra Nord e Sud:

governi migliori, vicinanze alle nazioni economicamente più progredite, maggiore fiducia in se stessi, posizione geografica più atta ai rapidi e proficui scambi avevano permesso ai nordisti di trovarsi in una posizione nella quale la ricchezza aveva potuto svolgersi più facilmente; al contrario, le popolazioni meridionali erano passate attraverso la persistenza di monarchie straniere incapaci di creare uno stato moderno, il dominio plurisecolare di un baronaggio geloso detentore di tutti i privilegi, la persistenza del latifondo, la dominazione spagnola nefasta e corruttrice.

Sebbene fosse a tutti noto che le ragioni del fenomeno erano sociali e affondavano le loro radici nella questione della proprietà della terra (5) e che pertanto solo  un’audace  legislazione,  capace di  distribuire ai contadini le terre demaniali, avrebbe potuto risolvere il problema alla radice e avvicinare le popolazioni rurali meridionali al nuovo stato, il Governo rispose con la legge Pica, approvata nell’agosto 1863, la quale prevedeva: una delega ai tribunali militari dei processi per brigantaggio, l’inserimento, tra gli strumenti di repressione, della deportazione e del domicilio coatto. La legge Pica e le operazioni militari dell’esercito conobbero fasi di grande crudeltà, con devastazioni e saccheggi di centri abitati da una parte, fucilazioni ed esecuzioni sommarie dall’altra; nel quinquennio 1860 – 1865 i briganti uccisi, giustiziati o caduti in combattimento furono oltre 5.000 e molte altre migliaia subirono lunghe condanne e pene detentive. Alla fine del 1865 la guerra contro i briganti fu vinta, ma stroncato il Brigantaggio, i problemi del Mezzogiorno sarebbero rimasti in tutta la loro gravità ed avrebbero costituito il terreno su cui sarebbe emersa la Questione Meridionale.

(5) Nel 1863 venne condotta un’ "inchiesta parlamentare sulla condizione delle province meridionali”; nella sua relazione conclusiva, il Presidente della Commissione parlamentare incaricata dell’inchiesta – il deputato pugliese G. Massari – non mancò di sottolineare come fossero, appunto,  le gravi  condizioni  di  disagio  economico  e  sociale a  spingere  i  contadini   del  Sud  a prendere le armi contro uno stato che al pari di quelli che lo avevano preceduto, non sembrava dare risposte ai loro bisogni. Perciò solo da un’energica politica di riforme  poteva venire la soluzione  radicale di un problema, di cui il Brigantaggio era solo l’esplosiva manifestazione esteriore.

In verità, lo stato, dopo l’azione repressiva (che si espresse, essenzialmente, con la suddetta legge Pica e col portare il numero dei soldati impegnati al Sud dai 22.000 iniziali a circa 120.000 nel 1863) tentò una sorta di “Riforma fondiaria” che, almeno nello spirito della legge, avrebbe dovuto contribuire in qualche misura a risolvere il problema della “redistribuzione” della  terra. Si trattò della legge relativa alla vendita delle terre dell’”asse ecclesiastico” (complesso di beni ecclesiastici passati al demanio statale in seguito ad una legge del 1866) e della ripartizione dei demani comunali. Ma, in realtà,  l’applicazione di questa legge avvantaggiò ancor più i grandi proprietari terrieri, i quali ebbero modo di acquistare all’asta e a poco prezzo nuovi terreni. L’effetto della legge sulla repressione dell’”Asse ecclesiastico”, nonché della vendita delle terre demaniali fu, quindi, quello di accentuare ancor più il fenomeno del latifondismo,  a tutto danno dei contadini. Costoro non solo non poterono mai prevalere nelle pubbliche aste, ma non poterono neppure beneficare dei cosiddetti “Diritti Comuni” (pascolo, legna, spigolatura, ecc) di cui fino ad allora avevano goduto sulle terre della Chiesa.