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Dopo
l’impresa garibaldina, che aveva suscitato vasti consensi popolari anche
nel Mezzogiorno continentale, la rapida restaurazione del blocco d’ordine
e le azioni militari a difesa della proprietà fecero rapidamente divampare
la lotta contadina armata e dilagare il cosiddetto “Brigantaggio”.
Il termine
“Brigantaggio” fu usato per la prima volta proprio dalla classe dirigente
del tempo, per accreditare la tesi che si trattasse di una manifestazione
di criminalità comune. Anche se il Brigantaggio fu il prodotto di molti
fattori (quali l’esistenza di bande armate, rimaste fedeli ai Borboni,
l’avversione di molta parte del clero al nuovo stato Liberale, la presenza
di nuclei di sbandati e di delinquenti comuni, che vivevano alla macchia,
taglieggiando e depredando – attivi prima dell’unificazione -, ecc.) non
vi è dubbio che la base sociale che permise al brigantaggio di
sopravvivere così a lungo fu l’endemica rivolta contro lo stato, vecchio e
nuovo, dalle popolazioni contadine, miserabili e sfruttate. Il
brigantaggio, insomma, fu la spia di un fenomeno ben profondo e complesso,
che riguardava l’estraneità delle classi contadine, e di quelle
meridionali in particolare, al moto risorgimentale. Tale estraneità
affondava le proprie radici nel fatto che, nei programmi delle forze
politiche del nuovo stato, i grandi bisogni delle masse povere delle
campagne non avevano trovato nessuna risposta. Rispondere, infatti,
avrebbe significato, per lo stato, affrontare la questione della terra,
cioè garantire ai ceti contadini l’accesso alla proprietà. In realtà, gli
uomini che avevano diretto il Risorgimento nazionale erano in prevalenza
grandi proprietari fondiari, ostili, per interessi e condizione sociale, a
promuovere quella riforma agraria che avrebbe avvicinato le masse rurali
al nuovo stato. A questi bisogni rimasero sostanzialmente sordi anche i
democratici, tra i quali le idee di Ferrari e Pisacane avevano raccolto
molte adesioni (prova ne è stato l’episodio di Bronte).
Il Brigantaggio,
quindi, si manifestò come sollevazione del Mezzogiorno rurale contro il
nuovo stato. Grandi e piccole bande, per cinque anni (1861 – 1865)
imperversarono in tutto il Mezzogiorno continentale, fomentando uno
scontro che assunse i connotati di una vera e propria guerra civile, nei
confronti della quale lo stato non seppe trovare altra soluzione che
quella della repressione militare e dello stato di assedio.
Fu quindi inevitabile, all’indomani dell’Unità, la
manifesta differenza fra Nord e Sud:
governi migliori, vicinanze alle nazioni economicamente più
progredite, maggiore fiducia in se stessi, posizione geografica più atta
ai rapidi e proficui scambi avevano permesso ai nordisti di trovarsi in
una posizione nella quale la ricchezza aveva potuto svolgersi più
facilmente; al contrario, le popolazioni meridionali erano passate
attraverso la persistenza di monarchie straniere incapaci di creare uno
stato moderno, il dominio plurisecolare di un baronaggio geloso detentore
di tutti i privilegi, la persistenza del latifondo, la dominazione
spagnola nefasta e corruttrice.
Sebbene fosse a
tutti noto che le ragioni del fenomeno erano sociali e affondavano le
loro radici nella questione della proprietà della terra (5) e che
pertanto solo un’audace legislazione, capace di distribuire ai
contadini le terre demaniali, avrebbe potuto risolvere il problema alla
radice e avvicinare le popolazioni rurali meridionali al nuovo stato, il
Governo rispose con la legge Pica, approvata nell’agosto 1863, la quale
prevedeva: una delega ai tribunali militari dei processi per
brigantaggio, l’inserimento, tra gli strumenti di repressione, della
deportazione e del domicilio coatto. La legge Pica e le operazioni
militari dell’esercito conobbero fasi di grande crudeltà, con
devastazioni e saccheggi di centri abitati da una parte, fucilazioni ed
esecuzioni sommarie dall’altra; nel quinquennio 1860 – 1865 i briganti
uccisi, giustiziati o caduti in combattimento furono oltre 5.000 e molte
altre migliaia subirono lunghe condanne e pene detentive. Alla fine del
1865 la guerra contro i briganti fu vinta, ma stroncato il Brigantaggio,
i problemi del Mezzogiorno sarebbero rimasti in tutta la loro gravità ed
avrebbero costituito il terreno su cui sarebbe emersa la Questione
Meridionale.
(5) Nel 1863 venne condotta un’ "inchiesta
parlamentare sulla condizione delle province meridionali”; nella sua
relazione conclusiva, il Presidente della Commissione parlamentare
incaricata dell’inchiesta – il deputato pugliese G. Massari – non mancò di
sottolineare come fossero, appunto, le gravi condizioni di disagio
economico e sociale a spingere i contadini del Sud a prendere le
armi contro uno stato che al pari di quelli che lo avevano preceduto, non
sembrava dare risposte ai loro bisogni. Perciò solo da un’energica
politica di riforme poteva venire la soluzione radicale di un problema,
di cui il Brigantaggio era solo l’esplosiva manifestazione esteriore.
In verità, lo stato,
dopo l’azione repressiva (che si espresse, essenzialmente, con la suddetta
legge Pica e col portare il numero dei soldati impegnati al Sud dai 22.000
iniziali a circa 120.000 nel 1863) tentò una sorta di “Riforma fondiaria”
che, almeno nello spirito della legge, avrebbe dovuto contribuire in
qualche misura a risolvere il problema della “redistribuzione” della
terra. Si trattò della legge relativa alla vendita delle terre dell’”asse
ecclesiastico” (complesso di beni ecclesiastici passati al demanio statale
in seguito ad una legge del 1866) e della ripartizione dei demani
comunali. Ma, in realtà, l’applicazione di questa legge avvantaggiò ancor
più i grandi proprietari terrieri, i quali ebbero modo di acquistare
all’asta e a poco prezzo nuovi terreni. L’effetto della legge sulla
repressione dell’”Asse ecclesiastico”, nonché della vendita delle terre
demaniali fu, quindi, quello di accentuare ancor più il fenomeno del
latifondismo, a tutto danno dei contadini. Costoro non solo non poterono
mai prevalere nelle pubbliche aste, ma non poterono neppure beneficare dei
cosiddetti “Diritti Comuni” (pascolo, legna, spigolatura, ecc) di cui fino
ad allora avevano goduto sulle terre della Chiesa.
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